Blu cobalto di Laura Costantini e Loredana Falcone.

“Siete troppo giovani per capire che vivere è come tenere i piedi in un fiume. Si deve godere dell’acqua che ci scorre contro le caviglie, senza preoccuparci della piena che può prenderci alle spalle. Perché nulla possiamo per fermarla”.

Titolo: Blu cobalto di Laura Costantini e Loredana Falcone.
Pagine: 292.
Editore: Dei Merangoli Editrice.
Trama: “Un intrigante eco-thriller si sta consumando intorno a Dagon, piccola isola greca nel mar Ionio. “Blu Cobalto” è l’esclusivo resort che occupa questo territorio incontaminato, destinato ad un turismo d’élite. Proprietaria e direttrice è Electre Samaras, erede di questa oasi inviolata, rifugio di cetacei e scrigno di una verità nascosta da millenni. Tutto questo viene messo in pericolo da una campagna di prospezioni sottomarine per la ricerca di idrati di metano. In un susseguirsi di colpi di scena, Electre non esita a richiamare sull’isola Kurt Petri, ambientalista al servizio di “Sestocontinente”, comandante di un’avveniristica imbarcazione per battaglie ecologiste e unico uomo che sia riuscito a spezzarle il cuore. Una presenza che non piace a Viki Samaras, suo braccio destro, suo consanguineo e custode genetico del segreto che da secoli i Samaras hanno preso in carico dai monaci di San Cosma degli Ziririmò.”

“Siamo noi a discendere dalle sirene oppure le sirene sono una nostra mutazione?”

Recensione: (Potrebbero esserci spoiler!).
“Quando si intraprende questo viaggio, si ha la sensazione di essere osservatori esterni.
Osservatori nascosti dietro l’angolo, oppure un’ombra alle spalle dei protagonisti.
E ci si lascerà avvolgere completamente dall’atmosfera e avrete la sensazione di essere li, nel bene e nel male, circondati da un meraviglioso mare.
Il lettore osserverà Electre Samaras, mentre cerca di proteggere e salvare il suo piccolo paradiso ereditato dalla famiglia, nel grande blu del Mar Ionio c’è Dagon: una piccola isola Greca.
Electre è proprietaria dell’isola e del piccolo resort “Blu Cobalto”, meta di molti turisti alla ricerca del posto perfetto per stare lontani dal caos, per rilassarsi e farsi circondare dalla brezza marina, dal vento che ti solletica i capelli, dal sole che ti accarezza la pelle e dalla tranquillità.
Electre vuole proteggere anche quello che c’è intorno, compresa la fauna marina e l’eco sistema del posto e del mare.
Un giorno una minaccia rischia di mettere a rischio tutto quanto, quando parte una campagna di ricerca di idrati di metano.
Electra sa che deve assolutamente fare in modo che nessuno scopra il tesoro che quelle acque contengono, oppure nessuno esiterà a danneggiare e distruggere un eco sistema già delicato di natura, la fauna marina e il mare per i soldi.
Trivellare in quel punto potrebbe mettere in pericolo loro stessi.
Per fare tutto questo, sarà costretta ad andare contro il suo stesso cuore e la sua stessa testa che le dice di non farlo, che è pericoloso farlo rientrare nella propria vita, anche il cugino Viki non è d’accordo.
Eppure si ritroverà a dover chiamare l’uomo che le ha distrutto il cuore senza pensarci: Kurt Petri, un’ambientalista al servizio di “Sestocontinente”.
Kurt è il comandante di un’imbarcazione che si occupa di fare battaglie ecologiste, in ogni modo possibile.
Scavando scavando, scoprirà delle cose su questo sottomarino che vuole a tutti i costi avvicinarsi alla costa e trivellare alla ricerca di scoperte.
Le metterà a nudo, ma chi si cela dietro tutto questo?
Ma soprattutto, Electre e Viki, stanno proteggendo solamente l’eco sistema e la fauna marina, oppure un segreto si cela tra quelle acque?
Una leggenda narra di un popolo antico su quell’isola, ma antico come?
E forse esiste ancora, nascosto tra le acque di quel mare?
Un segreto celato per secoli, rischia di venire fuori?
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Così si ritroveranno a dover lottare per mandare via i Tedeschi che stanno cercando di avvicinarsi alle loro coste, con il rischio di smascherare il segreto che stanno tenendo da secoli.
Esistono le sirene.
Esiste un popolo sottomarino, metà uomo e metà pesce e se venisse fuori, la portata della scoperta sarebbe si enorme, ma anche catastrofica.
Questa specie esiste da sempre, fin da tempi antichi.
Hanno vissuto accanto agli umani, finchè un tradimento non ha fatto dividere queste due specie della stessa evoluzione, facendo diventare le sirene un mito.
Ma cosa possono fare, per mandarli via, quando si ritrovano un giornalista che sta ficcando il naso dove non deve.
Rovun il fratellastro completamente sirena/tritone di Viki che non fa niente per mantenere il segreto, anzi, non fa altro che attirare l’attenzione con le sue azioni spericolare, avventate e crudeli.
Viki un ibrido, vive costantemente tra due mondi e non è per niente facile.
Il popolo marino non riesce a fidarsi degli umani e Viki non riesce a far comprendere a loro, che non tutti gli umani sono malvagi.
Electre si ritroverà a dover accettare l’aiuto di un’altra persona che l’ha ferita profondamente, la sua ex-migliore amica, che le ha dato il tradimento peggiore: andare con Kurt.
Mentre strane sparizioni e strane morti incominciano ad attirare l’attenzione sull’Isola più isolata al mondo.
Riusciranno Electre e Viki, ha impedire una guerra imminente se il segreto venisse scoperto?
Riusciranno a calmare le acque e proteggere quel paradiso immerso nel mare?
Tra un colpo di scena e l’altro, la corsa contro il tempo per mantenere il segreto terrà il lettore con il fiato sospeso.
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Non credevo che sarei arrivata ad apprezzare così tanto questo romanzo.
Era in attesa da molto tempo e mi guardava virtualmente dal dispositivo quasi con rabbia.
Ma evidentemente era questo il suo momento.
Quando ho iniziato la lettura, non credevo sarei arrivata alla fine triste per averlo finito.
Eppure, nonostante la partenza per niente promettente, alla fine sono arrivata ad amarlo completamente.
Una sorpresa inaspettata, ma veramente gradita.
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Questo romanzo ha sia pregi che difetti, vi andrò ad elencare prima i pregi.
Tra i pregi troviamo sicuramente una trama avvincente, intrigante e ben strutturata e con uno studio accurato dietro.
Troviamo dei personaggi interessanti, che catturano subito l’attenzione del lettore.
Chi più e chi meno.
I miei preferiti sono indubbiamente Viki, l’ibrido che vive costantemente tra due mondi.
Che viene considerato un traditore dal mondo di sotto, perché ha scelto di vivere nel mondo di sopra.
Questa sensazione di divisione lo lacera in ogni momento, perché vorrebbe solo che tutti andassero d’accordo, tra i pochi che conoscono il segreto.
Vorrebbe smettere di dover essere un ponte e di dover rimediare ai casini del fratellastro Rovun.
Sogna una vita dove tutti possano essere liberi di vivere tranquillamente allo scoperto.
Ma sa che è impossibile, che purtroppo l’essere umano tende ad attaccare quello che non conosce.
In parte per paura, in parte per trarne profitto.
Sa che verrebbero cacciati e vivisezionati.
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Giuditta è quel personaggio che non credevo avrei apprezzato, ma che invece mi sono ritrovata ad apprezzarla moltissimo.
Giuditta è una donna che ha fatto degli errori, e ha pagato per quegli errori.
Perdendo l’affetto di una persona, che si è resa conto essere importante per lei.
E’ un essere umano e come tutti, può capitare di fare uno sbaglio.
Ma non è una cattiva persona come la dipinge Electre, certo, nei suoi confronti lo è stata e se fossi in Electre, la odierei anche io.
Ma Giuditta è una biologa marina che lotta per la sopravvivenza delle specie marine, del mare, dell’ambiente e si batterà per sempre per questo.
Cercherà di redimersi per il suo errore e lotterà poi per quello che è giusto.
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Un altro aspetto che ho apprezzato è il messaggio ambientalistico che questo romanzo vuole dare.
Il grido di aiuto che i mari e gli oceani non possono dare, ma che possiamo dare noi con la nostra voce.
C’è una cosa che l’uomo non vuole capire, che il pianeta non è nostro, ma è anche nostro.
Sono due cose completamente diverse, eppure non fa altro che prendere il sopravvento e distruggere tutto quello che tocca.
Ed è questa la paura che ha Electre per la sua isola felice e per il segreto che custodisce.
Lancia un messaggio forte, potente, intenso.
Il mare ha una vita dentro di se, e prima di dare la vita a noi, da la vita a migliaia di specie marine al suo interno.
Una fauna che merita rispetto, così come lo pretendiamo noi.
Quando si gettano in mare rifiuti come la plastica o il petrolio, i mari e gli oceani soffrono e rischiano di morire.
E se muore il mare, moriamo anche noi.
Eppure questo concetto non sembra arrivare a tutti.
Ma prima di questo, prima di noi, ci sono comunque loro.
Povere creature che si spiaggiano per il troppo inquinamento anche sonoro.
Che muoiono perché ingeriscono plastica e altri rifiuti.
Barriere coralline morte e tantissime altre cose.
E’ un messaggio anche contro chi fa del male al popolo marino, uccidendoli per divertimento.
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Dovrebbero esserci più romanzi di denuncia in questo modo.
Ho davvero apprezzato questo aspetto e la delicatezza con cui è stato scritto.
Attraverso gli occhi di un ibrido mezzo umano e mezzo sirena, che cerca di far capire al lettore che com’è sbagliato uccidere un essere umano, è sbagliato anche uccidere un cetaceo, per cosa poi? Per divertimento?
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E’ un romanzo interessante e coinvolgente, riesce a portare il lettore alla fine della lettura ed esserne coinvolto.
Però personalmente lo trovo un po’ breve all’inizio per i miei gusti, ma questa è una percezione mia e un gusto mio.
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Adesso vi parlo di quei lati leggermente “negativi”.
Pariamo dalla trama, secondo me sarebbe meglio accennare a quel tocco fantasy che è presente nella trama.
Senza far spoiler sulla creatura che è presente, perché capisco il voler lasciare che il lettore lo scopra per caso e durante la lettura, come faranno alcuni dei protagonisti.
Ma sarebbe meglio accennarlo, anche per attirare di più i lettori che amano il genere fantasy e queste creature.
La copertina non basta, a volte può essere fuorviante.
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Avrei preferito un’introduzione, invece di essere catapultata direttamente sulla vita di Electre e sull’isola.
Un qualcosa che accennasse magari alla leggenda del posto.
Ho trovato le prime pagine un po’ lente e questo mi dispiace molto, perché una volta scoperto il segreto del posto, la lettura diventa subito interessante e coinvolgente.
Una cosa che non ho apprezzato, sono stati alcuni minimi salti temporali.
NON sono da confondere con buchi di trama, che sono due cose completamente diverse e non è questo il caso.
Però a volte in un capitolo avveniva una cosa e nel capitolo dopo già quasi tutti i diretti interessati sapevano l’accaduto.
Avrei preferito leggere di quando lo scoprivano.
Ma questo accade solo nei primissimi capitoli.
Ma non soffermatevi solo su queste cose, chiamiamole “negative”.
Perché ha tanti pregi, come il fatto di farmi sognare di visitare il mondo al di sotto dell’acqua.
Mi ha ricordato il film di Acquaman e questa cosa l’ho trovata bellissima.
Troviamo personaggi del popolo dell’acqua chiamiamoli così, che sentono di doversi difendere dagli umani.
In parte hanno ragione, ma in parte se la prendono con tutti e non è giusto.
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Non ho apprezzato la velocità con cui Electre perdona certi fatti.
Non trovo credibile che per dieci anni si comporta come se non esistesse e poi nel giro di pochi giorni ci ritorna insieme.
Trovo questo fatto assurdo e poco veritiero.
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Rovun è un personaggio che ho detestato immediatamente.
Per il suo carattere, per il suo comportamento arrogante, cattivo e crudele.
E ovviamente per le sue azioni sbagliate e crudeli.
Anche se alla fine si intuisce da dove provengano tutta quella rabbia e quell’odio, non giustifica per niente le sue azioni.
Non solo, rivolge la sua rabbia e il suo dolore, verso le persone sbagliate.
Spero in un seguito, perché il finale lascia alcune domande in sospeso.
Voto: 4.5/5.”

«Ci sono molte cose che voi umani non conoscete. Gli ziririmò esistono da sempre.
Probabilmente è stata un’evoluzione parallela, oppure no. Resta il fatto che gli ziririmò hanno un
ciclo vitale diverso dal vostro. Più lungo. Quanti anni credi che abbia?»
«Io ne ho quaranta e, a parte i capelli grigi, tu sembri mio coetaneo.»
«I capelli sono così da sempre. Ho compiuto 65 anni.»
Lascia che lo stupore si manifesti sul viso di Kurt.
«E, se tutto va bene, arriverò intorno ai 130. La mia parte umana di DNA potrebbe creare
qualche problema. Ma mai quanti ne sta creando al mio popolo l’inquinamento del mare. Noi non
sapevamo cosa fosse il cancro. Ma ci cibiamo soprattutto di pesce. E il mercurio, tanto per dirne
uno, si accumula nel nostro corpo e lo devasta. Voi scaricate in mare liquami di ogni genere.
Plastica, scorie radioattive, petrolio. E noi non abbiamo, dal punto di vista tecnologico, alcun modo
per difenderci. Un tempo popolavamo tutto il Mediterraneo. Adesso siamo pochi e costretti a
nasconderci in luoghi come questo, lontani da tutto e lontani da voi. Credo tu possa capire che non
è mancanza di sensibilità se la morte di uno di voi mi lascia indifferente. C’è un genocidio senza
voce in corso e non posso pretendere che mio padre o mio fratello restino a guardare.»

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